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Tag: food

Formazione e industria alimentare

Educazione alimentare, nuove abitudini di consumo nel mercato del food, formazione e lavoro nel settore agroalimentare. Ne abbiamo parlato in questa intervista alla prof.ssa Amalia Piscopo e al prof. Antonio Mincione, docenti presso il Dipartimento Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Nuovi alimenti, nuove abitudini alimentari e nuove modalità di consumo, unitamente alle nuove conoscenze acquisite grazie ai progressi della scienza, rendono i quadri epidemiologici delle malattie trasmesse con gli alimenti sempre più complessi e mutevoli nel tempo.  Quali sono al momento i principali strumenti e quali vanno rafforzati per tutelare la salute dei consumatori?

prof. Antonio Mincione

La varietà dei prodotti innovativi proposti oggi dalle industrie alimentari sul mercato spesso confonde il consumatore intenzionato a seguire un’alimentazione salutare, disorientato da messaggi di marketing che lo spingono verso il consumo di prodotti non sempre completamente aderenti a quanto pubblicizzato.

Con l’introduzione dei cosiddetti “novel food”, unitamente al drastico cambiamento delle abitudini alimentari, si è infatti creata una zona grigia nella quale si insinuano, soprattutto in assenza di un’adeguata educazione alimentare, prodotti la cui composizione pone seri rischi per la salute.

Purtroppo, quest’ultimo aspetto può essere efficacemente contrastato solo con una corretta informazione del consumatore fin dalla scuola dell’obbligo, per abituarlo ad identificare i prodotti maggiormente aderenti al proprio stile di vita ed alle proprie esigenze alimentari; ed è proprio l’informazione lo strumento cardine per la tutela della salute, che deve saper interpretare correttamente, ad esempio, le informazioni nutrizionali riportate obbligatoriamente sulle etichette. Di pari passo occorre stimolare in ambito aziendale l’applicazione di una “etica produttiva”, della quale è primo attore la figura professionale del tecnologo alimentare.

Nel corso della sua attività di ricerca ha avuto l’occasione di affrontare da vicino il tema del confezionamento dei prodotti alimentari. Cosa è cambiato in modo rilevante in questi ultimi anni, quali sono gli aspetti che si sente di evidenziare?

Prof. ssa Amalia Piscopo

I cambiamenti nel settore del food packaging sono stati di anno in anno sempre maggiori, in particolar modo quelli legati alla “convenience”, termine inglese che si può tradurre come facilità d’uso, a supporto di un consumatore che ha meno tempo (e volontà in alcuni casi) per la preparazione delle pietanze. Dunque sono aumentati di numero i prodotti alimentari confezionati in atmosfera protettiva in forma di IV gamma (freschi e pronti al consumo) e V gamma (cotti e pronti al consumo). Sono diverse inoltre le nuove soluzioni di confezionamento sostenibile, con una riduzione della plastica convenzionale (per esempio nello spessore del PET nelle bottiglie di acqua minerale) o con l’impiego di materiali biodegradabili e compostabili in sostituzione dei materiali a base di combustibili fossili

Parliamo di bevande vegetali. Quali sono secondo lei i parametri da tenere in considerazione per valutarle e selezionarle con la giusta attenzione?

prof. Antonio Mincione

Le bevande o “latti” vegetali, ottenuti dalla lavorazione di cereali, legumi o semi oleosi rappresentano una quota importante tra gli alimenti innovativi, ed il loro successo è un dato incontrovertibile, soprattutto in considerazione del crescente manifestarsi di intolleranze alimentari in ampie fasce di consumatori.

Per questa classe di prodotti, un aspetto spesso trascurato è il profilo organolettico; al giorno d’oggi, invece, siccome l’affermazione di un prodotto alimentare spesso passa per una serie di modifiche di processo finalizzate a realizzare prodotti “su misura” per un determinato mercato, si corre il rischio di deteriorare l’impronta sensoriale del prodotto. È quindi fondamentale il supporto di “panel” sensoriali, costituiti da esperti della percezione capaci di identificare eventuali criticità organolettiche, fondamentali almeno quanto le caratteristiche funzionali dell’alimento.

Esiste un ponte tra formazione universitaria e industria agroalimentare sul territorio? Quali sono i passi da compiere per rafforzare questo dialogo?

Prof. ssa Amalia Piscopo

È un dialogo vitale ed estremamente necessario per ambedue gli attori protagonisti e per lo sviluppo del territorio. È un percorso che deve essere implementato, nella considerazione che debba essere condotto parallelamente: la formazione, con i suoi vari aspetti teorici, necessita di un’applicazione pratica che solo con la collaborazione di aziende disponibili all’accoglienza può realizzarsi. Le aziende possono usufruire di periodi di ‘training’ del futuro professionista, grazie all’esperienza del tirocinio formativo obbligatorio nei Corsi di studio, durante il quale lo studente inizia a entrare in una realtà produttiva e a conoscere le concrete necessità, anche in prospettiva di future collaborazioni lavorative. Le aziende, hanno l’opportunità, con la  partecipazione a bandi di ricerca in partneriato con l’Università, di innovarsi  e porsi in competizione sul mercato. Come dicevo all’inizio, è un dialogo necessario per tutti.   

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Amalia R.M. Piscopo è docente presso il Dipartimento Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria in Tecnologia del condizionamento e della distribuzione dei prodotti agroalimentari e Valutazione e gestione della qualità nella gastronomia e nella ristorazione

Antonio Mincione insegna presso lo stesso Dipartimento Analisi Fisica e Sensoriale dei Prodotti Alimentari e Industrie Agrarie e Gestione della Qualità Alimentare.

Entrambi sono coordinatori dei corsi di studio in Scienze e Tecnologie Alimentari del Dipartimento Agraria, rispettivamente del corso triennale e magistrale.

Policom al Cibus Tec Forum 2022 

Due giorni per confrontarsi su Digitalizzazione, Sostenibilità, Sicurezza alimentare e ingredienti innovativi. La partecipazione di Policom al Cibus Tec Forum 2022 è stata l’occasione per portare la nostra testimonianza sul tema cruciale della Food Safety and Innovation trends.

Lo scorso 25 ottobre Tito Polimeni, sales / marketing director Policom è stato coinvolto in qualità di relatore all’interno di uno dei convegni organizzati sul tema della Food Safety & Innovations Trends. Policom è stata invitata da Smart Packaging HUB (e dalla regia della Zanichelli Meccanica S.p.A.) nella qualità di una PMI familiare che ha saputo investire negli ultimi anni tanto in tecnologie produttive quanto in processi atti all’implementazione della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti.

La nostra è stata quindi una testimonianza forte e che, probabilmente, accomuna diverse aziende italiane che negli ultimi anni hanno voluto (o dovuto) aprirsi ad un cambiamento che, prima di tutto, è visione strategica, perché rivolto a uomini e donne d’impresa, alla cultura aziendale e, di conseguenza, anche alle tecnologie produttive.

Durante il nostro intervento nella sala plenaria, di fronte a centinaia di studenti universitari, imprenditori e giornalisti, Tito Polimeni ha risposto alle domande di Margherita De Bac, giornalista di lungo corso del Corriere Della Sera e, anche a seguito del nostro intervento, ci siamo confrontati con diversi imprenditori, manager e tecnici dell’FDA e della Agenzia EFSA sui temi del convegno. 

Il contesto competitivo nel quale operiamo è caratterizzato dalla presenza di player eterogenei per dimensioni e offerta e, aldilà delle soggettive valutazioni in fatto di qualità percepita/offerta dei prodotti, la maggioranza di queste aziende, sono altrettanto certificate con gli stessi o simili standard internazionali. La domanda è stata: “Qual è allora il significato di sicurezza alimentare per le aziende, oltre le certificazioni?”

La sicurezza alimentare deve necessariamente partire da una visione aziendale di medio-lungo termine, inspirata ai valori aziendali, quindi alla formazione continua delle persone e ad un incessante ricorso alle tecnologie produttive. È necessario, a nostro avviso, sfatare il mito dell’impresa “artigianale” quale attività unicamente hand-made, che escluda ad ogni costo processi automatizzati ed integrati. Anche le piccole imprese possono e devono fondarsi su principi e tradizioni di artigianalità ma con una visione attenta e aperta alle tecnologie produttive. Così facendo, i processi produttivi, il lavoro delle risorse umane e la gestione della qualità aziendale indirizzeranno l’azienda verso prodotti più sicuri e, di conseguenza, con maggior competitività sui mercati di riferimento. Sarà quindi garantita formazione continua ed evoluzione delle skills di ogni collaboratore, e ci sarà quel continuo ed entusiasmante “mettersi in discussione” richiesto dal mercato e voluto dall’azienda per ideare e progettare prodotti migliori, alla conquista di nuovi mercati sempre più esigenti ed educati. 

In sostanza, non deve esistere una “comfort zone” garantita da enti certificatori o dai buoni feedback dei propri clienti. Il mercato si evolve ogni giorno e, spesso, si rende più complesso e articolato e, perciò, richiede aziende non solo leader nella qualità percepita ma, soprattutto, campioni nella sicurezza ed affidabilità nel tempo verso i propri consumatori

L’esperienza Policom è un chiaro esempio: il nuovo stabilimento di Campo Calabro, avviato nel dicembre 2019, ha marcato il passaggio dimensionale per la nostra azienda, più per struttura ed organizzazione che per dimensione oggettiva. Grazie all’importante investimento in tecnologie, anche secondo i principi di INDUSTRIA 4.0, abbiamo infatti raggiunto un netto miglioramento nella gestione dei processi produttivi, del controllo della filiera e del controllo qualità (con nostro laboratorio CQ interno) ma, soprattutto, la tecnologia non ha sostituito la “forza umana”, anzi vi è stato un incremento di personale pari al 100% in soli 3 anni. Ciò ha altresì permesso la riduzione dell’età media degli occupati, ed un incremento delle qualifiche e del livello di formazione nel tempo. Parimenti, non è variato il numero di certificazioni di qualità in possesso, ma ne è migliorato il livello certificativo (es: Livello massimo per IFS, e doppia A “AA Grade” per BRC). La combinazione quindi tra tecnologie produttive, efficienza produttiva, formazione del personale, controllo di qualità interno e processi di Ricerca & Sviluppo interni, determinano oggi prodotti più “sicuri”, migliori e in grado di aumentare le garanzie verso i nostri consumatori, sia essi B2B che B2C.

Si è poi parlato di esperienze dirette in tema di sicurezza alimentare. Nel nostro caso, abbiamo infatti testimoniato il nostro approccio e metodo sulla sicurezza derivante dal controllo delle aflatossine nei prodotti finiti e nei semilavorati di nostra produzione, e sulle esperienze maturate in contesti internazionali complessi e rigidi, quale il mercato giapponese.

Infine, dopo aver visitato diversi stand di aziende espositrici, abbiamo avuto il piacere di visitare anche gli stabilimenti dell’azienda Zanichelli Meccanica S.p.A. (ZACMI). L’esperienza si è quindi conclusa con una straordinaria cena tipica “parmigiana” con tutte le aziende aderenti allo Smart Packaging HUB, organizzata con successo e grande attenzione, come tutta la manifestazione, dai colleghi amici Laura e Marco dell’azienda ZACMI di Parma.